“riportiri” in Carovana

La Carovana Balacaval è un macchinone logistico-organizzativo piuttosto impressionante. Da quando ci siamo trasferiti all’Ostello del Po e siamo partiti verso Verzuolo con le carrozze, il macchinone è diventato ancora più complesso: alle solite quattro ruote con motore a scoppio si sono aggiunte le quattro ruote con cavallo al traino. Le auto non sono scomparse ma possono diventare molto utili quando qualcuno della compagnia deve raggiungere la Carovana dovunque essa sia. Ecco allora prendere forma il “riportiri”, ovvero l’uso dell’auto per andare a raccogliere chi si trova appiedato e ha bisogno di un passaggio verso una località precisa. E’ stato Stufulica, chitarrista dei Bruskoi Prala, a diffondere questo nome. Dicono che Betta sia forse la più esperta in questa pratica, si narra di “riportiri” senza fine, continui, spesso imprevisti, verso destinazioni più o meno note o degne di nota, a seconda del capriccio e dei bisogni dell’appiedato di turno. La pratica del “riportiri” si fa più intensa tanto più intensa è la frequenza dei concerti a cui partecipano i musicisti della compagnia, specie quelli privi di auto o di patente, per un motivo o per l’altro. Pare che Stufulica sia uno dei richiedenti più esigenti e non è un caso infatti che abbia battezzato questa pratica logistico-organizzativa.

Mi soffermo sul “riportiri” perchè è un argomento che mi tocca non poco, specie quando la Carovana si è sistemata all’Ostello ed io puntualmente arrivavo appiedato alla stazione dei treni o dei pullman di Saluzzo. Ecco che allora chiamavo Peyre, Stefano, Manuela, Betta, implorando un “riportiri” dato che ero senza auto. Ovviamente tutti erano sempre molto impegnati, così spesso aspettavo anche un’oretta, con un buon libro su una buona panchina. Con Peyre eravamo arrivati ad un accordo finanziario: ogni corsa erano due euri.

Lunedì 30 maggio mi sono trovato di nuovo ad implorare un “riportiri”, ma questa volta il mio bisogno non era dettato dall’assenza di trasporti pubblici disponibili, anzi. Arrivavo da Pinerolo, avevo pianificato un viaggio con tre pullman che precisi precisi mi avrebbero portato a Costigliole, dove ora siamo sistemati con la Carovana. Pinerolo-Cavour, Cavour-Saluzzo, Saluzzo-Costigliole. Partenza ore 17:15, arrivo ore 19:45. Tutto a posto. Ma solo sulla carta, quella degli orari delle linee degli autobus. Non avevo fatto i conti con un imprevisto: la spensieratezza irresponsabile e dannosa di un autista che, indipendentemente da ogni logica e da ogni suo dovere professionale, ha deciso di partire da Cavour verso Saluzzo con almeno un quarto d’ora di anticipo. Ecco che così mi sono trovato ad aspettare un pullman che non è mai arrivato, perchè già era giunto e partito. Ho atteso mezzora, poi via, sono partito sulla strada camminando e correndo, facendo autostop, perchè questa volta, no, il “riportiri Balacaval” non era possibile, nessuna auto in soccorso, nessuna speranza, o quasi. Anche perchè nessuno mi considerava: ero su una statale che sembra un’autostrada, tutti andavano dritti verso la loro destinazione. Ho iniziato a correre il più possibile, per arrivare a Saluzzo in tempo per prendere il pullman per andare a Costigliole. Ma correre 19 chilometri in quaranta minuti era un’impresa ardua se non impossibile, almeno per me. Ho corso fino a Crocera di Barge, e poi è giunto un angelo custode, il cui livello di angelitudine era pari a quello degli amici espertoni di cavalli che ci hanno aiutato nella tratta Ostello del Po-Verzuolo, amici di cui parlava Manuela in un post precedente. Il caro Fenoglio, esperto di traslochi nel pinerolese, ha finito per caricare e trasportare anche me, recuperandomi mentre correvo vicino ad una rotonda con il pollice alzato, convinto di dover passare la serata facendo almeno trenta km a piedi, su una strada dritta, piatta e scura. E invece mi ha lasciato a Saluzzo, in tempo per prendere il pullman e raggiungere gli amici a Costigliole. Durante il viaggio un signore raccontava di essere andato da “una che mette a posto” perchè si era fatto male ad una mano, cadendo. Così si è rivolto ad uno di quegli anziani che hanno quel sapere antico e molto pratico capace di dare sollievo a nervi e muscoli che hanno subito dei traumi. Un sapere che ahimè pare estinguersi con le nuove generazioni. Speriamo che non si estingua anche la puntualità e l’osservanza degli orari in genere, almeno quando questa riguarda i mezzi pubblici. Mi sarei evitato 6 km di corsa e l’autostop.

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