Al “cantiere” della TAV

Siamo stati invitati alle “reti” di Giaglione a vedere il “cantiere” della TAV (poi capirete perché ho messe le virgolette). Dal campo sportivo del paese abbiamo preso la strada che attraversa le frazioni San Lorenzo e San Giovanni e poi prosegue a mezza costa su un pendio ripido tra boschi e terrazzamenti dove resta ancora qualche traccia delle vigne che un tempo rifornivano di vino la zona di Lione. Una strada che risale all’epoca gallo romana, ci spiegano i nostri accompagnatori.
In questo tratto l’autostrada viene fuori dalle montagne e compie un’ampia curva. Al di sotto si trova l’area che la scorsa estate fu teatro degli scontri tra forze dell’ordine e no tav. Man mano che ci avviciniamo il paesaggio si fa surreale e ricorda quelle immagini televisive che solitamente raccontano la Palestina. Grossi blocchi di cemento, spesse reti metalliche e filo spinato israeliano, separano l’area dal bosco. Noi ci passiamo a fianco. In effetti si tratta veramente soltanto di un’area, un non luogo, come tanti ai quali siamo ormai abituati, una spianata senza alberi. In effetti questo è piuttosto normale, dato che si tratta di un cantiere, dirà qualcuno.

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In realtà all’interno del grande recinto ci soltanto alcune camionette di polizia, militari e alcuni grossi generatori di corrente. Ci dicono che qui di notte è tutto illuminato e in effetti ci sono dei grossi lampioni accesi anche in pieno giorno. Ma di operai neanche l’ombra. Tutto pare studiato per far credere che ci siano dei lavori in corso, ma da quando il sito è stato militarizzato non succede proprio niente. Qui dovrebbe sorgere un tunnel esplorativo di 7 km per la TAV. Nel 2013 l’Europa deciderà se finanziare l’opera. Per ora tenere lì i guardiani costa 90.000 euro al giorno. Raggiungiamo il presidio, piccola area affiancata da un vigna, che è stata acquistata da una settantina di appartenenti al movimento No Tav: un piccolo riparo, un tavolo di legno, una tenda. Il luogo è frequentato da gente di ogni tipo: gruppi di meditazione, gruppi di donne, pensionati, giovani, bambini. C’è quasi sempre qualcuno. Non lontano una statua di padre Pio è rivolta verso il cantiere. E’ la prima volta che sono contenta di vedere una statua di padre Pio. Molti pensionati vengono qui a pregare e ad osservare quello che (non) accade.

Un paio di loro ci accompagnano poco al di sopra, nel bosco, al sito della Maddalena, e ci mostrano le grosse abitazioni sotto le rocce, risalenti al Neolitico. Molti reperti e una necropoli sono emersi negli scavi archeologici condotti durante i lavori di costruzione dell’autostrada del Fréjus alla fine degli anni 80. Il Museo archeologico di Chiomonte è nato nel 2004 per valorizzare questo luogo; ora è chiuso, trasformato in quartier generale dei “guardiani” del “cantiere”. La scorsa estate i militari sono entrati nell’area archeologica della Maddalena con i mezzi cingolati. Le pietre delle tombe sono state sbriciolate e la terra rivoltata.

Di fronte a un pannello del vecchio percorso didattico del museo, ormai semidistrutto, attraverso la rete, i militari ci guardano. Uno di loro ci filma da lontano. Un altro viene verso di noi e i pensionati lo invitano a scambiare qualche parola. E’ gentile e abituato a non accettare provocazioni. Le parole ondeggiano tra tentativo di dialogo e rabbia.
La TAV non la faranno mai, mi dicono sulla strada del ritorno. Forse faranno il tunnel esplorativo, che costerà comunque caro in termini di distruzione delle falde acquifere, di consumo di territorio e di inquinamento. Ma cosa non si fa per intascare ancora qualche soldo europeo! In fondo è una vecchia storia, pensiamo a tutte le case lasciate a metà dalla speculazione edilizia…
Qui si ferma il mio racconto, lascio a chi voglia approfondire il link ad un interessante articolo comparso su Repubblica qualche mese fa.

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3 risposte a “Al “cantiere” della TAV

  1. Che invidia e che… peccato non essere riusciti a coinvolgervi qui da noi ad agosto per LEGGERE CON GUSTO… In bocca al lupo Manuela ed a tutti voi della Carovana, nel nostro dialetto diremmo “vueide fran eun dzen groupe et no sen counten que lei siee enco’ quaqueun qui fait de totte pe manteini le tradechon: poudzo”
    magari facciamo un salto a San Giorio, se ci riusciamo, altrimento mi riprometto di venire al più presto a trovarvi dal vivo
    enzo-biblio valpelline (aosta)

  2. Pingback: La Carovana Balacaval in visita al non-cantiere della Maddalena |·

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