ZOCCOLI DURI

Siamo rimasti in pochi, (Stefano, Claire, Peyre, Francois e me, insomma, lo zoccolo duro della Carovana) a fare il viaggio di tre giorni che ci ha portato dalla Valle Orco alla Valle di Susa. Ancora una volta siamo stati ospitati da persone che non conoscevamo, che senza tante cerimonie, con vera semplicità ci hanno offerto uno spazio per i cavalli, un parcheggio per le carrozze, bagni e un attacco luce, senza volere nulla in cambio, neanche una suonata! Gratuità completa, semplice, senza orpelli. Grazie a Beppe della Cascina La Cavaliera di Favria e a Tiziana della Collina degli Stivali di Vallo che hanno rimpinzato i nostri cavalli e avuto fiducia in noi. E grazie ai sinti di Front canavese che sono venuti a trovarci, e ci hanno portato in dono vecchie lampade da carrozza appartenute ai loro genitori.

Non possiamo invece dire lo stesso di coloro che gestiscono il Parco della Mandria… Per passare ad Ovest di Torino con le carrozze sulla carta sembrerebbe la scelta migliore, la più sensata, la più ovvia: parco naturale, percorsi ad alta vivibilità, mobilità dolce, cammino, natura, cavalli… Insomma, sembrava piuttosto normale che la Carovana sarebbe passata di là! E invece è stato praticamente impossibile comunicare con l’ente. Al telefono abbiamo trovato soltanto persone che ci passavano altre persone, responsabili di un settore che ci scaricavano ad un altro, chiedendoci di compilare richieste via mail alle quali non abbiamo mai avuto risposta… peccato. Chissà quante altre occasioni si sono persi…

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Così, dopo aver atteso fino all’ultimo una risposta da La Mandria, abbiamo cambiato rotta scegliendo di percorrere la strada verso Givoletto. Abbiamo messo per due giorni la sveglia alle sei del mattino per viaggiare con il fresco. Succede che dopo giorni e giorni alle spalle di viaggi con i carri, alcune criticità vengano prese sottogamba, perché ci si è ormai abituati a viaggiare e va sempre tutto bene. Così una di queste mattine abbiamo affrontato una salita che già di per sè era dura e in più, dopo un lungo temporale notturno, aveva l’asfalto completamente fradicio. Io ero davanti da sola con la pariglia e sono partita. Eravamo soltanto una persona per carro e uno solo libero, a terra, per aiutare in caso di problemi. Dopo i primi metri, i cavalli hanno cominciato a scivolare; sono stata costretta a fermare il carro in salita. Sentivo dietro di me gli altri che urlavano di andare avanti, dato che sarebbe stato ancora più difficile, per i cavalli dietro, fermarsi e ripartire in pendenza. Prendiamo fiato e riusciamo a ripartire, ma la strada si impenna ancora. Altre scivolate, tutto troppo stretto per girarsi, poca visibilità anche per le macchine che venivano piuttosto veloci in senso opposto, pur trattandosi di una piccola strada. Riesco a raggiungere un luogo più in piano e ci fermiamo ancora. I cavalli sono spaventati e a questo punto prendono, per la prima volta da quando li conosco, la decisione autonoma di girarsi per tornare indietro. Riesco a fermarli, a questo punto il carro è in mezzo alla strada e blocca il traffico nel senso opposto; ma ho bisogno di aspettare, farli calmare e riposare. Tenendo il freno con una mano riesco a scendere e a mettere il fermo. Poi mi dico… Ok, da qui non mi muovo più, e intanto sento di sotto le urla degli altri e rumori di disastro incombente. rumori interminabili e incomprensibili, a parte quelli, orribili, dei ferri che scivolano. Poi Stefano alla radio “sono riuscito a girarmi, torno giù, torniamo tutti”. Intanto si sono accumulate cinque automobili di fronte a me; una ragazza scende e mi chiede se ho bisogno di aiuto. L’aiuto migliore che mi può dare è gestire gli automobilisti meno intelligenti che cercano di infilarsi non so dove perché hanno fretta. Io intanto mi immagino di telefonare ai sinti conosciuti la sera prima e aspettare il loro arrivo per staccare i cavalli. So che anche tutti gli altri sui carri sotto, hanno in questo momento bisogno di aiuto. Poi le macchine fanno marcia indietro, riesco a salire ancora un po’ e a girare nello stretto, poi giù pian piano in discesa, rischiando di scivolare ad ogni passo. Dudi è agitato, trotta sul posto, Din cammina storto. Cerco di trasmetter loro la maggior calma possibile e riusciamo a scendere. Finalmente vedo gli altri carri… nessun danno, ma tutti con la propria avventura da raccontare… Una cavallo, Obelix, che si stava buttando in una riva per non stare più sull’asfalto, un altro Mozart, che, girato il carro, è partito al trotto in discesa trascinandosi il carro col freno a mano tirato e Peyre che guidava a terra. In tutti noi quella stessa sensazione che non si può dire di panico, è una rassegnazione vissuta in solitudine, senza neanche agitazione, solamente un trovarsi nell’ottica che può succedere qualcosa di grave e cercare lucidamente di scegliere la meno peggio delle possibilità.
E anche questa volta, neanche un graffio.

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Una risposta a “ZOCCOLI DURI

  1. Ciao car* amic+ e compagn*,
    sono stefania di Pinerolo, la mamma di Nicola e Indira, la ex compagna di classe delle medie di Stefano, per intenderci.
    Vi sto seguendo da un po’ di tempo attraverso i vostri racconti, anche perchè non mi è stato possibile venire a trovarvi in nessuna occasione quando siete stati da queste parti e volevo comunque essere un po’ con voi, anche se a distanza. E la lettura dei vostri resoconti è molto avvincente, tant’è che mi sembra davvero di condividere parte delle vostre avventure.
    Che brutta avventura avete vissuto! Mi spiace davvero tanto! Mi spiace ancora di più sapere che siete rimasti così in pochi. e immagino (ma tecnicamente non so bene come funzioni) che non debba essere tanto facile per voi. Sono contenta di sentire il morale piuttosto alto, nonostante tutto. Leggo che state andando in Val Susa; io mercoledì vado in Corsica, ma quando torno spero di potervi vedere e, perchè no!, magari darvi una mano, se ne aveste bisogno e se ne fossi in grado. Io ho sempre in numero di Claire, quindi vi chiamo per cercarvi.
    Un grande abbraccio e… A sarà dura!!
    Stefania

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