ESODO #126, in Sardegna con le carrozze a girare il documentario di Giuseppe Casu

Affrontare la vita dopo l’esodo. Passare attraverso la vita col segno lasciato dal distacco. Esodo 126, il progetto del regista sardo Giuseppe Casu, si interessa a quelli che hanno lasciato il loro luogo, che si ritrovano ad affrontare una vita da “resistenti” e di sfida pacifica al sistema e ad un modo di vita utilitaristico, che percorrono ogni giorno la loro strada, che è segnata da un taglio netto.

Noi, camminanti della Carovana, abbiamo accolto questa opportunità e accettato l’invito di Giuseppe a viaggiare insieme alla sua macchina da presa sulla Costa occidentale della Sardegna: Carloforte, Sant’Antioco, Narcao, Fluminimaggiore, Funtanazza, Seneghe, Tresnuraghes, Bosa, saranno le tappe di un viaggio in una terra contraddittoria, dove la natura ruvida si alterna al prepotente intervento umano, dove convivono magia e tradimento, violenza e speranza.

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Andremo ad incontrare personaggi in esodo dalla propria terra o dal proprio destino, dalla propria anima o dallo sguardo altrui, donne e uomini che hanno una straordinaria voglia di essere protagonisti della propria esistenza: Chiara, maestro tessitrice di Sant’Antioco, magica e sciamana dal carattere forte, i migranti del centro di accoglienza dell’Hotel Rosas di Narcao, l’emigrato Anacleto, fattosi legionario per non fare il minatore, tra le rovine surreali della colonia marina di Funtanazza; il gruppo “No Radar”a Fluminimaggiore, che impedì la costruzione di pericolosi radar della GdF per il “controllo delle coste”. Tra di loro, Emiliano, un passato all’estero nell’esercito, un presente a fare musica insieme ai migranti del vicino centro accoglienza di Antas. A Seneghe, più a nord ancora, ci aspetta il liutaio musicista, figlio di emigrati sardi in Francia e rientrato in Sardegna, “emigrato al contrario”: trasforma la materia prima che gli offre il bosco, è un guaritore. Il viaggio giunge a Bosa, dove troviamo Erwin, cileno condannato a morte da Pinochet, rifugiato politico in Italia dal 1974. Erwin prosegue le sue battaglie sociali antifasciste alla Casa del Popolo, il suo locale.

Partiamo il 13 aprile, saremo in sette: Carlos Cid Esposito, costruttore delle carrozze, anche lui migrato, molti anni fa dal Cile di Pinochet, i musicisti Maurizio Guzzi “Cardinale”, Ben Newton, Manuela Almonte, il saltimbanco stregone danzatore Clemente Pozzali, il giovane marionettista rom Rashid Nikolic, il piccolo Uriél.

“Visto da una carrozza il mondo si muove con grazia, tra il dentro e il fuori non c’è un muro, c’è invece il tempo di fermarsi ad ascoltare. La carovana è un inesauribile gomitolo che svolge il suo filo per unire le isole umane di un arcipelago Mi piace pensare alla Sardegna come il laboratorio di un modo di vivere alternativo: vite da “resistenti”, con una predisposizione al moto continuo, alla migrazione. Quella dei sardi, in partenza e di ritorno, ma anche quella dei migranti che giungono ora in Sardegna dopo peripezie assurde e mortali. Voglio associare le storie di questi migranti a quelle di Carlos e Erwin fuggiti dal loro Cile, ma anche a quella di sardi andati via alla ricerca di lavoro e prospettive – come Anacleto, diventato legionario per non fare il minatore – e a volte tornati, magari nella generazione successiva. Il viaggio è il luogo naturale per gli incontri e per la riflessione scaturita da esperienze molto diverse tra loro. Nei paesaggi di un territorio sfruttato e abbandonato a se stesso, in contrasto con le atmosfere magiche che la natura riesce ancora a creare, l’isola porta con sé le tracce degli esodi che l’hanno attraversata. Anche del mio. Da quando ho lasciato la Sardegna, più di vent’anni fa, nella mia vita si alternano ciclicamente avvicinamenti prudenti e distacchi improvvisi dall’isola. La sua attrazione fatale sembra pari solo alla necessità di andarmene via. Ogni volta che torno la scopro un po’ più a fondo, sempre più a modo mio, con l’illusione di capire un giorno da dove vengo” – Giuseppe Casu

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2 risposte a “ESODO #126, in Sardegna con le carrozze a girare il documentario di Giuseppe Casu

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